Comunicazione Non verbale
La comunicazione non verbale ha molti utilizzi, ma in psicologia e in psichiatria può offrire informazioni estremamente utili.
 
E' noto che il linguaggio del corpo ha una componente esplicita (volontaria) ed una implicita.
La teorie di numerosi autori (P. Elman, W. Friesen, Kendon, Ricci Bitti, Argyle, Izard, ecc..) hanno fatto chiarezza su questo argomento.
In particolare, Paul Ekman (Teoria Neuro-Culturale, 1976) ha identificato L'influenza della cultura nella comunicazione non verbale, che tuttavia ha, per larga parte, delle basi neurologiche, pertanto prevede segni alcuni segni universali (es. il sorriso, l'espressione della paura, i segni della rabbia, ecc..).
Tutto il nostro corpo, quindi, comunica, e lo fa sin dalla più tenera età, essendo il primo linguaggio utilizzato.
 
Ma che differenze ci sono nella comunicazione non verbale di chi è affetto da psicosi, disturbi dell'umore, della personalità, ecc...?
Gli studi in questo campo non sono moltissimi, ma si conoscono già diverse caratteristiche a seconda della patologia.
 
La questione più importante però è che la comunicazione non verbale sembra avere un carattere predittivo estremamente efficace rispetto all'evoluzione o alla remissione di molte patologie.
 
Barembaum (1992), Ekman, Matsumoto e Friesen (1997) e altri autori hanno riscontrato, ad esempio, che nella schizofrenia vi è un minor numero di espressioni facciali e minore varietà e intensità (soprattutto in presenza dei sintomi negativi).
In particolare, la riduzione riguarda la parte superiore del volto.
Anche i gesti illustratori delle mani sono fortemente diminuiti, e queste due caratteristiche sono comuni anche nei pazienti depressi.
 
Alcune applicazioni in psichiatria dell'analisi del comportamento non verbale sono state rivolte all’osservazione dei casi con disturbi dell’umore (Jones I.H., 1979), (Fossi L., 1984).
 
Lo strumento utilizzato prende il nome di Etogramma. Il metodo dell’osservazione della CNV in ambito ospedaliero è solitamente organizzato preparando dapprima una lista di comportamenti, posizioni, atteggiamenti, tale da coprire una vasta gamma di comportamenti possibili da parte del paziente.
 
 
Gli studi che hanno osservato il comportamento dei depressi, per esempio, hanno riportato risultati concordanti: sono ridotti infatti la comunicazione verbale, sia ricevuta che inviata, i comportamenti affiliativi, i comportamenti sociali e quelli finalizzati a uno scopo. 
 
I cambiamenti più interessanti che si riscontrano dopo il trattamento sono l’aumento del contatto visivo con gli altri e l’esplorazione dell’ambiente, che riacquista interesse per il paziente, mentre diminuiscono in misura drastica atteggiamenti quali il fissare nel vuoto o il tenere gli occhi chiusi. Anche l’espressione delle emozioni cambia, con aumento delle espressioni di gioia, di sorpresa, di interesse e diminuzione del pianto. 
 
Secondo le osservazioni, anche i luoghi frequentati dal paziente cambiano: i pazienti passano meno tempo nella propria stanza e più tempo nei locali comuni (soggiorno, bar, corridoi).
 
Secondo gli autori, il metodo di valutazione della CNV si è dimostrato quindi un indicatore specifico e sensibile del comportamento del paziente, in grado di cogliere affidabilmente le modificazioni indotte dalla terapia e di fornire un parametro valutativo persino più obiettivo rispetto ai questionari con scale di valutazione utilizzate normalmente.
 
L’etogramma infatti elimina l'emotività dei familiari nel compilare i questionari o rispondere alle domande (e quella degli stessi pazienti) e fornisce una valutazione più rappresentativa dell’intera gamma del comportamento patologico.
 
 
Personalmente ho seguito in un'osservazione sistematica su alcuni pazienti affetti da Schizofrenia Paranoide per la durata di un anno e mezzo presso un DSM (Distretto di Salute Mentale).
Nei primi mesi di terapia (associazione farmacologica e sedute psicologiche per contenimento e supporto psicologico) i pazienti non mostravano movimenti dei muscoli della fronte (bacchette facciali, cioè i movimenti delle sopracciglia che provocano le rughe della fronte). Inoltre, il busto ed il collo erano particolarmente rigidi, lo sguardo era rivolto verso il basso o fisso verso l'interlocutore, non vi erano gesti illustratori ed erano presenti tremori alle mani.
 
Verso la fine del primo anno di terapia, i paziente mostravano aver recuperato quasi completamente la comunicazione non verbale, con collo e tronco rilassati, sguardo mobile, movimenti frequenti delle sopracciglia e gesti illustratori.
 
Di pari passo, la vita sociale dei pazienti era nettamente migliorata, dal momento che non mostravano segni non verbali diversi dalla maggior parte delle persone della sua età, venendo così accettati nei gruppi amicali.
 
 
 
Fonti:
Fossi L., Faravelli C., Paoli M. 1984. The Ethological Approach to the Assessment of Depressive Disorders. Journal of Nervous and Mental Disease. 1984, 172.
Ekman, Paul e Rosenberg, Erika L. 2005. What the face reveals. New York - Oxford : Oxford University Press, 2005.
 

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