Comunicazione Non verbale

Il FACS (Facial Action Coding System) di Ekman e Friesen e tutte le altre tecniche di osservazione del comportamento non verbale necessitano di studi e anni di esperienza. Ma perché come psicologi, psichiatri, medici o avvocati non possiamo fare un'analisi esaustiva della CNV semplicemente usando le nostre capacità?
 
Studi recenti nell’ambito delle neuroscienze ci informano che il riconoscimento delle emozioni altrui e l’espressione delle nostre emozioni sono mediati da processi e centri nervosi differenti.
Mentre l’espressione delle emozioni è mediata da diverse componenti sottocorticali e corticali (dalle teorie di Papez e MacLean negli anni ’50 alle verifiche di LeDoux nel 1992), il riconoscimento delle emozioni coinvolge soprattutto l’insula, la corteccia cingolata (Craig AD, 2002) e l’amigdala (Molnar-Szakacs, 2009).
 
Ma allora perché usare delle tecniche se siamo dotati di un sistema «naturale» per identificare le emozioni negli altri? 
 

La risposta è che il nostro sistema di riconoscimento delle emozioni altrui è fallibile.

Diversi esperimenti hanno dimostrato che la vicinanza emotiva (empatia) e la familiarità influenzano il riconoscimento
Singer (Singer, et al., 2006), ad esempio, ha effettuato un esperimento con la risonanza magnetica funzionale utilizzando coppie di volontari legate sentimentalmente. La scansione avveniva mentre l’altro partner riceveva (condizione "altro") un leggero stimolo doloroso (una luce intensa). L’altra condizione (condizione "self") prevedeva che lo stimolo fastidioso fosse diretto alla stessa persona sottoposta alla scansione. Tra le aree attivate nelle due condizioni, l’insula anteriore e la corteccia cingolata anteriore presentavano attivazioni sovrapposte. In altre parole, la condizione di fastidio o dolore attivava le stesse aree neuronali, sia che fosse un’esperienza personale, sia che fosse vissuta da una persona cara. 
 
In un secondo esperimento la partner femminile e il partner maschile sono stati esaminati mentre osservavano un terzo individuo che riceveva stimoli dolorosi (non reali). L'individuo era uno dei due attori (due collaboratori degli sperimentatori) che, prima della scansione, aveva giocato una partita a tennis con i soggetti.
Nel caso sperimentale 1, l’individuo aveva agito come un giocatore leale, mentre nel caso sperimentale 2, l’individuo aveva agito come un giocatore particolarmente sleale.
I risultati dell'esperimento sono stati simili (ma con intensità inferiore) a quello precedente nel caso delle partner femminili, mentre nei soggetti maschili si aveva l'attivazione dell'insula solo quando osservavano il giocatore leale provare dolore; al contrario, l’osservazione della sensazione di dolore sul giocatore sleale non solo non attivava le aree dell’insula anteriore e la corteccia cingolata anteriore, ma evocava l’attivazione del nucleo accumbens, area connessa con i meccanismi della ricompensa.
Questa attivazione si correlava con il desiderio di ritorsione, come è stato possibile valutare per mezzo di un'intervista post-scansione.
I suddetti dati suggeriscono che il riconoscimento delle emozioni vengono influenzati dal sistema limbico e dalle esperienze pregresse con chi osserviamo.
 
Inoltre:
• l'intensità di attivazione può variare a seconda del grado di "incarnazione[1]" dell'emozione osservata;
• a seconda del contesto, possono essere coinvolti anche altri settori non direttamente legati alla emozione osservata.
 
Appare evidente che l’empatia condiziona il riconoscimento delle emozioni altrui e che essa è a sua volta influenzata dalla connotazione morale del comportamento del soggetto osservato.
 
Questa riflessione ha un’importanza enorme quando parliamo di valutazione psicologica in ambito forense.
Siamo quindi soggetti a diverse influenze che, durante una valutazione, possono condizionare le nostre percezioni e generare errori (es.: disturbo emozioni personali).
Oltretutto, attraverso lo strumento del Pictures of Facial Affect di Ekman (1976) si è visto che vi sono differenze individuali nel riconoscimento delle emozioni, derivanti probabilmente anche dalle esperienze relazionali nei primi anni di vita. 
 
Del resto, anche il paradigma della “Still Face” (Tronick, 2008), un esperimento che vede la madre assumere un viso inespressivo per la durata di due minuti e non reagire a nessun tentativo di “rianimazione” della madre da parte del bambino, ci indica quanto la CNV è importante nei primi anni di vita e quanto il riconoscimento delle emozioni altrui può essere legato all’esperienza soggettiva.
 
Esiste quindi una necessità concreta nel dover separare il segno dal significato durante una valutazione del CNV altrui, in modo da poter rilevare le emozioni altrui senza l’influenza delle proprie emozioni, oltre all’esigenza di prescindere dal livello di abilità che si possiede in questo compito. 
Per aumentare l’efficacia della nostra osservazione e diminuire gli errori, abbiamo quindi bisogno di un sistema di codifica e decodifica della CNV.
 
[1]Per “incarnazione” gli autori intendono l’empatia.
 
 

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