Comunicazione Non verbale

Cos'è la Mediazione Familiare

Per Mediazione Familiare si intende un processo definito nello spazio e nel tempo che permette il passaggio tra due forme di organizzazioni sociali diverse in modo consapevole, e dove i coniugi o gli ex-coniugi (anche gli ex-conviventi) imparano a riorganizzare le proprie relazioni a seguito di una separazione.

 

Da non confondersi con la consulenza familiare o terapia di coppia, la Mediazione Familiare serve a ricostruire una nuova relazione fra due persone che non sono più coniugi o conviventi, ma che devono mantenere comunque i contatti per il bene dei figli (o per altre questioni, come nel caso delle ex-coppie che continuano a lavorare insieme).

 

Obiettivo della Mediazione NON è quindi quello di risolvere i problemi della coppia affinché si rimanga insieme (come nel caso della terapia di coppia), ma quello di giungere a degli accordi da rispettare a seguito della separazione.

Si tratta di un percorso e di un impegno che ha lo scopo di mediare gli aspetti importanti della ex-coppia, quali ad esempio:

  • il mantenimento dei figli;
  • la divisione dei beni;
  • eventuali assegni al coniuge.

Durante il percorso si apprende anche a rispettare delle regole come i turni di parola, l'ascolto dell'altro, difendere le proprie posizioni senza offendere, rispetto degli orari degli incontri, ecc..

 

I vantaggi

E’ un percorso molto utile per gli ex-coniugi e per i figli della coppia, dal momento che evita i costi e i tempi (notevoli), così come l’esposizione di fatti privati che avviene invece durante un procedimento giudiziale, quando l’ex-coppia non riesce a pervenire ad un accordo.

E’ quindi un percorso che avviene al di fuori del tribunale ma che ha un accordo legalmente valido, con risparmi enormi, e che non coinvolge i figli della coppia, purtroppo spesso oggetto di valutazioni psico-forensi nei casi di consulenze chieste dal Giudice o di stress e traumi affettivi.

Avviene per evitare una separazione giudiziale, ma anche se si arriva ad una procedura di questo tipo, il Giudice ha facoltà di sospendere l’iter giuridico, qualora ottenga dall’ex-coppia il consenso perché si impegnino ad effettuare una Mediazione Familiare, per effetto dell’art.155 sexies c.c..

Non può però imporla, grazie ad una sentenza della Cassazione (n.13506 del 1 Luglio 2015) che stabilisce l’illegittimità del percorso di mediazione (o di psicoterapia) obbligatorio.

La Mediazione Familiare è quindi una scelta facoltativa dell’ex-coppia, ma sicuramente una scelta responsabile.

Nel caso in cui sia svolta da uno psicologo, non si paga l'IVA dal momento che viene considerata una consulenza per il benessere psicologico (esenzione ai sensi dell’art. 10 comma 1 n° 18 d.p.r. 633/72)

 

I modelli

I modelli che si utilizzano sono molto diversi.

Ad esempio, c’è il cosiddetto modello Negoziale “puro”, cioè unicamente orientato all’accordo, senza sedute individuali ma solo di coppia, nel quale si cercano soluzioni evitando i conflitti, ma esclusivamente di natura materiale (tipicamente utilizzato dagli avvocati).

Oppure  il Sistemico-Relazionale nel quale si affrontano anche le emozioni e i significati della separazione e promuove un vero e proprio cambiamento, con accettazione della nuova situazione, cercando di pervenire ad una comunicazione efficace fra i componenti della coppia separata in modo che il conflitto non gravi sui figli (usato da molti psicologi e psicoterapeuti).

 In mezzo a questi due estremi ci sono altri modelli come quello  Strutturato, l’ Integrato, l’ Interdisciplinare ecc...

 

I mediatori

Gli stessi mediatori sono fra loro eterogenei, sia per il loro percorso formativo (es. ci sono mediatori familiari avvocati, psicologi, assistenti sociali, oppure persone che fanno un percorso specifico come i master biennali e iscritte ad associazioni riconosciute) che per la modalità con la quale effettuano la mediazione (da soli, in coppia insieme o separatamente, come avviene, ad esempio, quando la mediazione è mista, con l’ambito legale seguito da un avvocato e l’ambito psicologico seguito da uno psicologo).

In ogni caso, il mediatore familiare deve avere una formazione specifica, poiché deve sapersi mantenere neutrale, conoscere la normativa di riferimento, conoscere le tecniche, saper gestire i conflitti, riconoscere le emozioni,  i diritti dei genitori e dei figli, sapere quando la mediazione è possibile secondo la legge, mantenere il più alto riserbo e garantire la privacy, saper fare un’analisi della domanda a vari livelli, e altro ancora.

 

La Comunicazione Non Verbale come tecnica integrata nella mediazione

Fra le tecniche utilizzate nella Mediazione Familiare (brainstorming, arte della domanda, passaggio posizione/significato, ecc..) abbiamo anche l’osservazione della Comunicazione Non Verbale (CNV) dell'ex-coppia.

In realtà è una delle indicazioni più efficaci e predittive dell’esito del percorso di mediazione.

Serve anche per monitorare l’andamento del percorso ed individuare per tempo dinamiche che possano minare il buon esito della mediazione.

La CNV da indicazioni sulle emozioni dell’ex-coppia, sullo stato di tensione, sul livello di conflitto a prescindere dalle parole dette.

Uno degli aspetti più pericolosi della Mediazione Familiare è rappresentata dalle rivendicazioni. Occorre riconoscerle non solo dalle parole, ma anche da quello che non è detto, ma ugualmente mostrato.

 

Le emozioni come la rabbia e la frustrazione, sono naturali in questo tipo di percorsi. Con il tempo e il lavoro del Mediatore, queste emozioni si dovranno trasformare per essere comunicate in modo assertivo[1].

 

Le rivendicazioni invece, diventano un ostacolo pericoloso, dal momento che esse alimentano rabbia e incomprensione, portando spesso la ex-coppia a pensare che con un procedimento giudiziale otterrebbero quel misto fra giustizia e vendetta che, in quel momento, pensano di dover infliggere all’ex-partner.

 

La CNV in questi casi è preziosa, perché l’emozione mostrata non è tanto la rabbia, ma il disprezzo.

 

Molto utile la tecnica del FACS (Facial Action Coding System) di Paul Ekman e Wallace Friesen, in grado di rilevare le emozioni attraverso le espressioni facciali.

 

Un altro importante canale molto valido è il canale vocale non verbale.  Tono della voce, velocità dell’eloquio, pause, andamento acustico della frase, ecc…danno indicazioni sul livello di stress e sulle emozioni provate.

La prossemica (distanza dell’ex-coppia), i gesti, la postura, la posizione del bacino e altre caratteristiche sono altri segni in grado di fornire molte indicazioni utili al mediatore.

 

Le precauzioni

I limiti e i rischi di queste osservazioni sono rappresentate dal setting in cui si svolgono e dalla formazione del mediatore.

Come qualsiasi altra tecnica della Mediazione, anche l’osservazione del CNV deve essere svolta da chi ha una formazione adeguata e questo perché chi la conosce sa anche quali sono i limiti.

 

In questo ambito, vengono utilizziate come fonte per ottenere utili indizi, da integrare poi con altre informazioni.

In caso contrario, azzardando analisi osservative senza adeguate competenze, si rischiano assunti non corretti e una valutazione errata durante il percorso di mediazione che è composto da fasi, alcune delle quali, molto delicate.



[1] nel rispetto della dignità propria e degli altri.

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