Coppie, genitori e figli

Le reazioni

Facciamo un esempio semplice: il nostro partner ha la pessima abitudine di zittirci quando si accorge che in tv stanno parlando di una notizia che gli interessa. E non è la prima volta, lo fa spesso.

1.   caso: Io non sono importante?! Reagiamo in preda all'onda emotiva di cui parla Goleman. La paura di non essere importanti porta alla rabbia. E' una reazione immediata. Accusiamo lui/lei e NON il suo comportamento. Ci prodighiamo in offese: cafone/a, maleducato/a, idiota che non ha niente di più importante nella vita che ascoltare una notizia in tv, e spesso usiamo il vittimismo: noi abbiamo sbagliato a stare con lui/lei e avremmo dovuto stare con un'altra persona, non ce lo meritiamo perché abbiamo fatto così tanto per lui, ecc...

2.  caso: l'evitamento. Facciamo finta che tutto vada bene. Ma non è così. La rabbia monta e con il tempo diventa rancore. Tutte le cose previste nel punto 1 si vorrebbero fare, ma si rimane bloccati, nel tentativo, che spesso dura anni, che queste cose non avvengano più. L’effetto nel tempo è quello di “leggere” tutte le altre situazioni sempre in modo negativo, quasi a confermare l’ipotesi che il nostro partner non ci consideri importanti.

Il nostro partner però, non sa nulla di quello che stiamo pensando. Il suo comportamento (forse appreso nella famiglia d’origine) non ha gli stessi significati che ha per noi, ma lui non lo sa, né conosce il processo di associazioni che rafforzano l’idea negativa che stiamo maturando.

3.  caso: Calma e gesso. Aspettiamo di calmarci, poi diciamo che il suo comportamento ci ha feriti, ci fatto sentire poco importanti, tristi ed  arrabbiati, ma che siamo sicuri che lui/lei ci vuole bene, quindi quel comportamento è una sofferenza inutile che, con poche considerazioni (l'informazione che davano in TV la può reperire su internet dopo due minuti), potrebbe evitare. Potrebbe stare attentao/a la prossima volta e che sappiamo che si impegnerà per non farci stare nuovamente male.

La colpa: una pessima strategia.

E'  un errore che molti compiono, dal momento che è allo stesso tempo liberatorio e promette cambiamenti repentini.

Far sentire "in colpa" il partner, però, ha spesso un effetto a tempo determinato, che ha conseguente estremamente negative a lungo termine.

E' tutto molto soggettivo e contestuale, ma spesso la reazione all'accusa, presto o tardi, arriva. E arriva per via del famoso fenomeno della Dissonanza Cognitiva di Festinger (1957).

Noi abbiamo generalmente un’ESIGENZA PRIMARIA DI AVERE UNA IDENTITA' PERSONALE POSITIVA.

Ognuno di noi ha un'immagine di se stesso e cercherà in tutti i modi di mantenerla con aspetti positivi. Persino a costo di distorcere la realtà.

Anche se siamo effettivamente in colpa, l’essere accusati in modo diretto e con offese è un attacco identitario (egoista, insensibile, menefreghista, ecc…), che può essere tollerato per un certo periodo, ma se reiterato provocherà una reazione di difesa.

Per sottrarsi a questa sensazione, spesso gli accusati evitano i contatti la persona che li accusa.

Quindi chi pensa che il partner telefonerà più spesso o si comporterà nel modo che chiediamo, rischia l’effetto contrario: la chiusura e l’abbandono.

 

Non vedo, non sento, non parlo

Per quanto riguarda l’evitamento, si tratta di una situazione che spesso si trascina per anni. Essa è in grado di creare frustrazione, ma soprattutto cinismo, rancore e isolamento.

In generale è una reazione fortemente legata al concetto che abbiamo della rabbia e alle emozioni negative.

La persona, spesso è convinta che la rabbia sia inadeguata al suo status sociale, alla sua persona, al suo ruolo professionale, ecc… Oppure ne ha paura perché non riesce a controllarla.

L’idea di base è quella di tendere ad essere migliori al fine di essere accettati, amati. La rabbia viene considerata un’emozione pericolosa ai fini dell’accettazione, quindi viene connotata in modo estremamente negativo.

Questo significato associato alla rabbia si riscontra in molte persone che hanno avuto problemi in famiglia (es. genitori iper-critici, con scarse manifestazioni di affetto, spesso ripresi per la loro vivacità), per cui si sentono in DOVERE di fare quello che gli altri chiedono loro di fare. Con il tempo, arrivano ad accettare, loro malgrado, quello che loro stessi pensano che gli altri vorrebbero chiedere loro di fare. Cioè cercare di anticipare quello che gli altri vogliono, spesso con errori anche gravi.

Avendo sempre soffocato e represso la rabbia finiscono con l’averne paura, dal momento che non sanno gestirla e la considerano come qualcosa che farà loro perdere il controllo, dicendo o facendo cose di cui poi, una volta calmi, si pentirebbero amaramente, “meritandosi” le critiche altrui.

In realtà la rabbia e la perdita di controllo sono due cose diverse. Ci si può arrabbiare controllando le manifestazioni.

Lo stesso vale per la tristezza e le sue manifestazioni (come il pianto). C’è gente che piange quando è arrabbiata e non sa perché.

Imparare a gestire le emozioni è possibile solo se si accetta di averle, come parte di noi stessi, naturale e imprescindibile. Poi, si deve imparare ad ascoltarle, a riconoscere quando stanno per manifestarsi e con quali modalità e intensità possono presentarsi, fino a prevenirle, a gestirle e a riconoscerle negli altri.

La gestione delle emozioni è uno dei problemi più comuni della sofferenza di individui, coppie, gruppi e persino organizzazioni.

Arrivare quindi all’evitamento del conflitto senza una gestione delle emozioni negative, significa soffocarle. Tuttavia, la rabbia, la frustrazione, la tristezza, ecc.. rimangono e portano a sentimenti al rancore con comportamenti di isolamento.

A quel punto gli altri diventano un problema che si cerca di ignorare (non vedo, non sento, non parlo), senza tuttavia lenire la sofferenza.

 

Litighiamo? Ok, però facciamolo bene! (parte 1)

Corso Online FAD della Dott.ssa Guarino

TEST DELLA DOPPIA LUNA

Corso Online FAD della Dott.ssa Guarino per l'Associazione DANAE

PSICOLOGIA GIURIDICA: La CTP nella pratica

Dott.ssa Anna Patrizia Guarino, Psicologa e CTP iscritta all'Ordine degli Psicologi del Lazio. Si occupa di:

  • Psicodiagnostica Clinica e Forense
  • Consulenze Tecniche di Parte
  • Potenziamento delle competenze genitoriali
  • Consulenze psicologiche
  • Test psicologici

Si occupa in particolare di affidamento, genitorialità, credibilità clinica e capacità di rendere testimonianza, test psicologici e psicodiagnosi per collaborazioni con CTU. Riceve solo per appuntamento online (Skype/Psicologionline.net) o c/o gli studi di:

 
- Viale Gianluigi Bonelli, 40 (Roma zona Eur-Torrino)
- Via Berna, 25 Roma
- Via Pordenone 15, Ardea (Roma)
 
Per consulenze ed appuntamenti chiamare o lasciare un messaggio al numero 366 2523512, oppure inviare una email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 

Questo sito utilizza i cookies che vengono impiegati per permettere il funzionamento delle funzionalità di acquisto dei servizi offerti. Se si decide di disabilitare i cookie che impieghiamo, ciò potrebbe influenzare l’esperienza dell’utente durante la navigazione su www.nonsolofreud.it. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

  I accept cookies from this site.
EU Cookie Directive Module Information