Coppie, genitori e figli

 

L'ansia è uno stato psichico umano caratterizzato da eccessive preoccupazioni, tali da provocare diverse reazioni, sia psichiche che fisiologiche.
 
La parola "ansia" deriva dal latino “angere” che vuol dire stringere, soffocare.
 
In generale l'ansia ci consente di mantenere uno stato di allerta e di fare previsioni per il futuro allo scopo di non essere impreparati ad un evento.
 
 
 
 

E' quindi una condizione fondamentalmente normale, umana, ma che diventa "disfunzionale", cioé ci provoca effetti negativi, qualora non riusciamo a gestirla.

Se è esagerata, significa che il timore, l'apprensione, non riesce più ad essere controllato e si scatenano manifestazioni psichiche come la confusione mentale, le difficoltà mnestiche e di concentrazione, oppure fisiologiche, come tremori, sudorazione, palpitazioni, senso di affaticamento, difficoltà a respirare normalmente, ecc...
 
Questo concetto è già un passo avanti per comprendere che l'ansia non va combattuta, ma gestita, partendo dai pensieri e dalle emozioni.
 

Pertanto, nel percorso che si compie con uno psicologo, si impara proprio a gestirla e non a combatterla.

 
L'ansia può avere varie forme ed essere aumentata da diverse cause.
 
Nel DSM 5 (il Manuale diagnostico e statitico dei disturbi mentali, giunto alla versione 5) comprende:
 
  • Disturbo d’ansia da separazione
  • Mutismo selettivo
  • Fobia Specifica
  • Disturbo d’ansia sociale
  • Disturbo di panico
  • Agorafobia
  • Disturbo d’ansia generalizzato
  • Disturbo d’ansia da condizione medica
  • Altro Disturbo d'ansia specifico
  • Disturbo d'ansia non altrimenti specificato
 
In passato, ancora nella versione IV, il DSM comprendeva anche il Disturbo ossessivo-compulsivo, ma il DSM 5 lo considera un disturbo a sè stante, anche se le componenti ansiogene dalle quali è alimentato, rimangono un punto fermo di questo disturbo.
 

Vale la pena di considerare che più un soggetto cerca di controllare, soffocare e combattere l'ansia, più l'ansia aumenta; per questo motivo vanno usate tecniche validate ed affidabili per gestirla.

 
Il modello cognitivo-comportamentale ha fornito non solo spiegazioni per molti di questi disturbi, ma anche basi teoriche per il loro trattamento. 
 
Negli ultimi anni esso si è arricchito di nuovi approcci, tecniche e teorie, integrando sempre più elementi (emozioni, mentalizzazione, mindfullness, ecc…). 
 
All’interno di questa cornice, vi è il modello social-cognitivo, nel quale Albert Bandura ha proposto una teoria che spiega l’Agorafobia e i Disturbi d’Ansia in generale. Si tratta della teoria dell’autoefficacia (Bandura, 1977). 
 
Secondo l’autore, alla base del disturbo agorafobico/ansioso vi è la percezione della carenza di abilità di fronteggiare una ipotetica situazione imprevista; la convinzione di non saper affrontare con padronanza situazioni potenzialmente pericolose innesca così reazioni di ansia e panico. 
 
L’evitamento della situazione ansiogena abbassa temporaneamente l’ansia, dando sollievo al soggetto, ma questo comportamento funge poi da rinforzo positivo, nel senso che contribuisce a redere ancora più invalidante il disturbo, poiché la persona cambia la propria vita in funzione di ciò che ritiene di non saper affrontare. 
 

Esso diventa un circolo vizioso, poiché il soggetto, per “paura della paura” derivante dalla situazione che pensa di non essere in grado di gestire, ricorre ogni volta all’evitamento, non solo nelle situazioni già sperimentate, ma persino in quelle nuove, non riuscendo a scoprire se la situazione è davvero pericolosa o meno. 

 
L’evitamento di alcune situazioni avviene quindi a priori, attraverso uno schema cognitivo-emotivo fatto di aspettative e anticipazioni di fallimento che diventano credenze strutturate (atteggiamenti) su se stesso e su se stesso in determinati contesti, confermando la propria bassa autoefficacia.
Anche l'assunzione di farmaci o alcol consente di alleviare i sintomi, ma questo rinforza l'idea problematica che -senza- non sia possibile affrontare determinate situazioni.
Lo schema mentale che accompagna questa condizione è quindi caratterizzato da una percezione del "Sé fragile", dipendente, e incapace di affrontare alcune situazioni. 
 

In questo contesto, combattere, opporsi o cercare di soffocare l'ansia non è un approccio efficace. In primo luogo perché l'ansia è una reazione ad una percezione che abbiamo delle nostre capacità di far fronte ai pericoli; in secondo luogo perché aumentare il controllo è controproducente se quello che già cerchiamo di controllare ci sta sfuggendo di mano.

 
Il percorso per gestire l'ansia, quindi, passa attraverso diverse tecniche e cambi di prospettiva, possibili con un impegno personale e con l'aiuto di una persona preparata e abilitata al trattamento che consenta alla persona di recuperare, in maniera graduale, la fiducia sulle proprie capacità e operi un cambiamento nelle modalità di gestione delle avversità.
 
 
 

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Dott.ssa Anna Patrizia Guarino, Psicologa e CTP iscritta all'Ordine degli Psicologi del Lazio. Si occupa di:

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