Psicologia e dintorni

 

Il connubio fra psicologia e giurisprudenza è un collegamento che arricchisce entrambe le discipline.

I fini di questo tipo di collaborazioni sono diversi; si va dall'utilizzo di test e reattivi psicologici per offrire al Giudice informazioni in merito alla Capacità Genitoriale di coppie con diversi problemi (separazioni, sospensione della patria potestà, ecc.) ai fini dell'affidamento dei figli,alla capacità di intendere e di volere, o di stare in giudizio, di disporre Testamento, valutazione del danno psicologico, del mobbing, ecc..

 

Tuttavia, non è solo il Giudice può usufruire delle competenze degli psicologi; infatti, anche le parti di un procedimento giuridico possono avvalersi di tecnici abilitati e specializzati.

 

I presupposti

Non tutti gli psicologi possono occuparsi di questi ambiti. E' necessaria una formazione specifica e la conoscenza di determinate leggi, procedimenti e limiti.

Sebbene non ufficialmente riconosciuta, la parola "forense" dopo il titolo di Psicologo, fornisce una indicazione sul tipo di studi e di competenze che questo professionista ha svolto. Si tratta di una formazione aggiuntiva rispetto a quella della clinica classica.

Inoltre, è necessario che detta formazione sia costantemente aggiornata, così come quella clinica.

Gli strumenti

Ad una prima veloce lettura, sembrerebbe che gli strumenti di cui si avvale uno psicologo forense siano gli stessi che si utilizzano in ambito clinico. In realtà questo è vero solo per alcuni versi; il punto è che il loro utilizzo a cambiare radicalmente. Il rigore scientifico è sempre mantenuto, in entrambi i contesti, ma in ambito giuridico le metodologie devono essere liberate dalle teorie che servono per l'approccio di comprensione dei comportamenti, rimanendo ad uno stato puramente oggettivo.

 

Infatti, mentre in ambito clinco è lo psicologo che opera l'inferenza di un comportamento (cioè il perché un soggetto ha messo in atto una specifica condotta), in ambito giuridico questa inferenza spetta al Giudice.

 

Da qui derivano linee guida specifiche che devono essere seguite per svolgere correttamente questa professione:

 

Per svolegere al meglio questa professione è necessario conoscere in maniera approfondita l'utilizzo di diversi test e reattivi piscologici, la loro validità, attendibilità, punti di forza e limiti, come si redige una Consulenza Tecnica, come si effettuano le Note Critiche, come svolgere un Colloquio Psicologico evitando problematiche relative alla suggestione, la Psicologia della Testimonianza nelle varie fasi d'età, le funzioni cognitive, il concetto di Capacità di Intendere e di Volere, la Pericolosità Sociale, ecc..., oltre, chiaramente ai costrutti propri della Psicologia (Intelligenza, Personalità, Memoria, Percezione,  Volontà, Psicopatologie, ecc..).

 

In nessun caso, lo psicologo forense si sostituisce o svolge altri ruoli, rimanendo nella sua sfera di competenza, pur conoscendo l'ambito nel quale deve operare.

 

I ruoli

Fra le casistiche nelle quali lo psicologo è chiamato ad intervenire con incarico specifico, troviamo:

 

Minori:

 

- Incarico per audizione protetta affidato dal Giudice (art. 398 comma cinque bis c.p.p.). Nell’audizione protetta l’intervento dello psicologo ha lo scopo di riformulare le domande poste dal Giudice, dal Pubblico Ministero (PM) e dalle parti affinché il minore possa comprenderle. Si tratta di una casistica particolare poiché in questa sede la testimonianza del minore ha valore probatorio.

Normalmente la costituzione delle prove avviene durante la fase dibattimentale. In alcuni casi però si può anticipare l'assunzione dei mezzi di prova anche durante la fase istruttoria, attraverso l’Incidente Probatorio (disciplinato dall'art. 392 c.p.p), su richiesta del PM o della difesa dell'indagato.

La richiesta di questo istituto scaturisce dalla natura stessa della prova, qualora essa fosse soggetta a deterioramento o alterazioni di diverso tipo.

- Incarico peritale del Giudice (art. 221 c.p.p.).

- La consulenza Tecnica del Pubblico Ministero (art. 225 c.p.p.). 

- L’accertamento sulla personalità del minorenne ai fini processuali (articolo 9 DPR 448/88).

- Escussione di un minore (art.351 c.p.p. comma 1-ter, per la ratificazione della Convenzione di Lanzarote). A seguito della ratificazione della Convenzione di Lanzarote entrata in vigore il 23 ottobre 2012 (L. 1 ottobre 2012, n. 172; G.U. n. 235 del 08/10/2012), tutte le testimonianze relative a minori devono essere raccolte da un esperto in psicologia o in psichiatria infantile, nominato dal PM.

- Valutazione della personalità del minore in ambito di affido (art.61 e 191 c.p.c.).

 

Adulti:

 
- Le consulenze tecniche ai fini della valutazione della capacità genitoriale, in casi di affidamento, sospensione della Patria Potestà, ecc.. (art.61 e 191 c.p.c.).
- Le consulenze tecniche per la valutazione del danno psichico (art.1 della legge n° 56/89).
- La valutazione dell’imputabilità (art. 220 c.p.p.).
- La valutazione della incapacità (art. 70 c.p.p.).
 
In generale, lo psicologo forense è chiamato per una CTU (Consulenza Tecnica d’Ufficio) o per una CTP (Consulenza Tecnica di Parte) o come ausiliario della Polizia Giudiziaria, in ambito minorile o relativo agli adulti, sia in contesi penali che civilistici.
 
Durante lo svolgimento del proprio compito egli utilizza, in particolar modo, i seguenti strumenti:
- osservazione
- colloqui
- test psicologici (oppure opera una revisione sui test già eseguiti da terzi)
 
Le tecniche indicano che gli strumenti utilizzati sono propri dello psicologo. Infatti, nella perizia come nella consulenza tecnica lo psicologo dovrà rispondere ai quesiti posti dal Giudice o dal PM in senso psicologico e non giuridico.
Non è quindi competenza del clinico la ricerca della verità, della certezza della prova legata al fatto/reato, che rimane prerogativa degli inquirenti.
 
Va precisato che in Italia il ruolo di "criminologo" non è riconosciuto giuridicamente. L'esperto di Criminologia e/o Vittimologia, quindi, può essere eventualmente chiamato a collaborare in qualità di consulente degli avvocati di parte.
 

Nella pratica

Un Giudice, un avvocato o un PM sanno bene quando coinvolgere uno psicologo forense in un procedimento giuridico, ma un cittadino quando avrebbe bisogno di questo tipo di professionista? 

 
Una persona che è entrata in un procedimento giuridico per il quale il Giudice ha chiamato un CTU psichiatra o psicologo può chiedere al proprio avvocato di nominare un proprio CTP, uno psicologo forense. Il caso classico è quello dell'affidamento dei minori nelle cause di divorzio. A volte, il Giudice nomina un CTU per verificare le capacità genitoriali e/o eventuali problematiche che i minori, figli della coppia in separazione, potrebbero avere a causa dei comportamenti dei genitori.
Per seguire le operazioni del CTU, controllando che le informazioni acquisite siano coerenti con la realtà e non influenzate da parenti, insegnanti, accuse dell'ex coniuge, ecc.. si ricorre ad un CTP che tutela in primis i minori (per codice deontologico, essendo uno psicologo) e la parte per la quale lavora (la madre o il padre, i nonni, ecc..). 
 
Altri casi sono la sospensione della patria potestà a seguito di denunce di presunti maltrattamenti o incuria, la capacità di intendere e di volere, la capacità di disporre testamento, di stare a giudizio o di testimoniare (nei minori o nei soggetti con deficit cognitivi), e tutti i casi nei quali un Giudice ha nominato un CTU per una valutazione psichiatrica o psicologica oppure vi è un coinvolgimento di un ausiliare psicologo o psichiatra infantile del Pubblico Ministero.
 
Ci sono anche casi in cui gli avvocati vorrerrebbero proporre al Giudice una CTU e necessitano di una valutazione preventiva di eventuali problemi psicologici di un soggetto. Altri casi sono il danno psicologico conseguente a reati, il mobbing, ecc..
 
 
 

Fonti: 

 

Guglielmo Gullotta, Compendio di psicologia giuridico-forense, criminale e investigativa, 2011, Giuffrè Editore

Ugo Fornari, Trattato di psichiatria forense IV Ed.,2008 , UTET Editore

Paolo Capri, L’APPROCCIO PSICOLOGICO-GIURIDICO AI QUESITI, AIPG Newsletter, n° 41 Aprile – Giugno 2010 in http://www.aipgitalia.org/media/pdf/Newsletter%2041.pdf

 

 

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