Psicologia Giuridica
"Basta" uno schiaffo perché si configuri un atto di violenza e possano essere adottati uno o più dei provvedimenti di cui all'articolo 342-ter, fra cui, l'allontanamento dalla casa familiare.
 
Lo ha stabilito il Tribunale di Milano, sezione IX civile, nell'ordinanza del 30 giugno 2016, ribadendo che "mai e in nessuna misura [...] la dignità della donna venga ad essere calpestata dall’arbitrio altrui, non essendo il matrimonio il luogo in cui i diritti inalienabili della persona possano essere sottomessi in ragione di logiche culturali o sociali; ciò va chiarito al fine di escludere che una determinata consuetudine o determinati costumi culturali possano condurre ad accettare delle pratiche violente al fine di rispettare l’altrui patrimonio culturale o sociale;".
 
Già nel 2015 (Sentenza 220/2015 Corte Costituzionale) si era chiarito che in caso di "grave pregiudizio all'integrità fisica o morale ovvero alla libertà dell'altro coniuge o convivente" il giudice, qualora richiesto dalla parte, ha facoltà di predisporre l'allontanamento dalla casa familiare del coniuge o del convivente violento e altri provvedimenti adeguati.
 
Tuttavia, in questa ultima sentenza si aggiungono due tasselli: 
  • non importa se la "cultura" di provenienza del maltrattante "acconsenta" a pratiche che comprendono gli schiaffi;
  • basta un solo schiaffo perché si configuri la condotta violenta.
 
E sono questioni estremamante importanti, perché vanno a minare un sistema di abitudini e convincimenti che fanno sempre da base all'avvio della spirale di violenza che si sviluppa nel tempo, nei casi di maltrattamenti familiari.
 

L'idea di fondo che viene finalmente scardinata è che "uno schiaffo" non è "solo uno schiaffo", ma nasconde profonde e radicate credenze ed implicazioni, quali:

  • poter smettere di comunicare con le parole, utilizzando la forza fisica per imporre le proprie convinzioni;
  • poter nascondere il tentativo di controllo sull'altro, con giustificazioni come quella di "aver perso la pazienza";
  • incutere paura per evitare che l'altro possa esprimere liberamente le proprie idee;
  • diminuire la propria responsabilità, con il tentativo di normalizzazione del comportamento violento (come se capitasse a tutti).
 

Uno schiaffo ha diversi significati, infatti.

Svilisce la persona che lo riceve, la porta ad una condizione di totale inferiorità, non solo fisica, ma anche di dignità.
E' già una totale manifestazione di mancanza di rispetto e di incapacità di gestione delle emozioni.
Inoltre, in molti casi di violenza domestica, assistiamo ad un "crescendo" che parte proprio da uno schiaffo.
 

Un comportamento spesso acquisito, certo, ma quando è agito da un adulto, mostra i limiti della persona, a comunicare efficacemente e a tollerare la frustrazione.

Il consiglio è di rivolgersi ad uno psicologo per imparare a gestire le proprie emozioni e rinunciare a controllare gli altri.

 
Fonti: http://www.studiocataldi.it/articoli/24002-via-da-casa-il-marito-anche-per-un-solo-schiaffo.asp
http://www.ilcaso.it/giurisprudenza/archivio/16143.pdf
 

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