Psicologia Giuridica

Che associazione c'è fra lo stalking e le psicopatologie?

Negli utlimi quindici anni molti ricercatori hanno cercato di identificare quali sono le patologie associabili al comportamento di stalking.
 
Al momento, non esiste una ricerca cardine, con risultati chiaramente replicati in più studi, anche perché spesso la metodologia di ricerca non è la stessa (ad esempio, il raggruppamento dei disturbi psichiatrici varia da ricerca a ricerca).
 
Ciò significa che nei diversi studi abbiamo percentuali variabili sulle psicopatologie di cui possono essere affetti gli stalker.
 
A cavallo fra la fine degli anni '90 e il 2000, ci sono stati diversi studi  (Zona et al., 1993, Harmon et al., 1995, Mullen et al., 1999, Farnahm et al., 2000, Nicastro et al., 2000, Meloy et al., 2000) che hanno mostrato in più casi una percentuale significativa dei disturbi psicotici e deliranti negli stalker (con cifre variabili dal 41 al 60%). 
 
In particolare, il Disturbo Delirante Erotomanico sembra essere sempre presente in tutti gli studi e con percentuali notevoli, anche se non sempre superiori agli altri disturbi[1].
 
Il Disturbo Delirante Erotomanico (o Erotomania) è una condizione nella quale il soggetto ha la convinzione infondata ed ossessiva che un'altra persona provi per lui/lei amore profondo ed incondizionato, nonostante non vi sia alcuna prova di questo sentimento.
Il soggetto vive con un senso di realtà profondamente alterato questa falsa storia d'amore, arrivando ad interpretare messaggi che lui crede essere "nascosti", mentre sono assolutamente neutri o inesistenti. 
 
Ad esempio, può pensare che la persona oggetto del suo desiderio comunichi con lui con una sorta di "codice", fatto di frasi o gesti che avrebbero un significato solo per loro due. Oppure che i rifiuti della vittima non siano reali, ma un modo per verificare la propria dedizione.
Quando si tratta di personaggi famosi, lo stalker erotomane può convincersi che durante un'intervista stia lanciando messaggi per lui, che solo lui comprenderà, mentre spesso la vittima non sa nemmeno chi sia il suo persecutore.
 
Altri studi però hanno mostrato percentuali significative per i Disturbi di Personalità (18,8% nello studio di Harmon et al. del 1995). Anche Rosenfeld [2] ha riscontrato che i Disturbi di Personalità in particolare Borderline, Narcisistico e Paranoide, sarebbero più frequenti tra i molestatori motivati da vendetta.
 
In questo senso va anche il dato di una metaricerca americana del 2010 [3] di R.A.Sansone e L.A.Sansone, nella quale si sono analizzati cinque studi che hanno portato a considerare una significativa associazione del Disturbo Borderline di Presonalità al comportamento di Stalking. 
 
Pur concludendo che servono ulteriori studi di approfondimento, il 45% del campione considerato (composto sia da molestatori denunciati che non denunciati) soffriva di un Disturbo Bordeline.
 
In Italia, sappiamo che lo stalking è un fenomeno in aumento, con dati di oltre 91 mila vittime dal 1992 a oggi[4], ma vi sono numerosi problemi nel reperire un campione di soggetti disposti a sottoporsi ad una diagnosi psichiatrica, dopo una denuncia di stalking.
 

Tutti questi studi, però, non devono indurre in errore.

 
Quando si parla di percentuali relativamente alle psicopatologie, occorre sempre considerare come è fatto il campione. 
 
Va considerato che spesso il campione coinvolto viene reperito in strutture psichiatriche [5], pertanto è già composto da soggetti affetti da psicopatologie.
 

Questo significa che il comportamento dello stalker non è sempre dettato da una psicopatologia.

 
Al contrario, ci sono moltissimi casi nei quali i soggetti non hanno necessariamente condizioni patologiche, ma si osservano delle caratteristiche peculiari in merito alle dinamiche relazionali.
 
Molto promettenti, infatti, sembrano essere gli studi psicologici che riguardano lo stile di Attaccamento degli stalker, con specifico riferimento alla Teoria dell'Attaccamento di John Bowlby (1969).
 
Gli studi effettuati Patton, Nobles e Fox nel 2010 [6] mostrano che un pattern di attaccamento insicuro-ambivalente-ansioso potrebbe essere maggiormente associato al comportamento degli stalker ed è un dato molto interessante perché derivante da un campione statistico non psichiatrico (2783 studenti universitari che avevano compilato un questionario sui comportamenti da stalker).
 
Si potrebbe quindi proseguire in questa direzione, soprattutto per considerare il trattamento degli stalker.
 
Sappiamo, infatti, che le ricerche sul trattamento degli stalkers sono scarse, e quasi assenti sono gli studi di efficacia [7], a parte gli studi di Rosenfeld et al. del 2007 e di Mullen, Pathè e Purcell del 2009.
 

La questione da affrontare è quindi non solo di mera ricerca, ma soprattutto di prevenzione

 
Conoscere i meccanismi che portano a questi comportamenti può portare a identificare dei fattori predisponenti e dei fattori di protezione, così da non dover intervenire dopo che il reato si è già consumato.
 
 
 
[1] http://www.jpsychopathol.it/article/sindrome-del-molestatore-assillante-stalking-una-rassegna/
[2] Rosenfeld B. Assessment and treatment of obsessional harassment. Aggression Violent Behav 2000;5:529-49.
[3] Fatal Attraction Syndrome. Stalking Behavior and Borderline Personality), pubblicata su National Center for Biotechnology Information https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2882283/
[4] http://d.repubblica.it/attualita/2014/10/31/news/violenza_stalking_manuale_12_mosse_app_stop_stalking-2355168/
[5] Ad esempio, nello studio di Mullen et al., furono esaminati 145 stalker già in trattamento presso un istituto psichiatrico giudiziario.
[6] Look who's stalking: Obsessive pursuit and attachment theory Christina L. Patton, Matt R. Nobles, Kathleen A. Fox, ournal of Criminal Justice, Vol. 38, Issue number3, May 2010.
[7] Marco Stefanelli, Lo stalker. Profili e trattamento, Rivista Psicoterapeuti in formazione, N.7, 2011.
 
 

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