Psicologia Giuridica

 

Il livello di conflitto fra i genitori separati è una questione spinosa che spesso comporta effetti estremamente negativi sui figli.
 
Nel nostro ordinamento giuridico e in quello assistenziale vi sono diverse misure che, potenzialmente, sono in grado di disinnescare pericolose escalation del conflitto genitoriale.
Non sempre però l'efficacia di tali azioni è garantita. 
 
Le motivazioni di questo fallimento sono diverse. Vanno dalla scarsa consapevolezza dei genitori sugli effetti del conflitto sui figli, motivo per il quale non si impegnano a sufficienza nel cercare soluzioni diverse dalla battaglia legale, alla ancora limitata applicazione della mediazione familiare, alle proposte spesso identiche per ogni contesto e poco efficaci dei CTU, ecc...
 
L'idea di un coordinatore che aiuti i genitori separati e in conflitto comincia a farsi strada in Italia in maniera significativa intorno al 2014, quando viene pubblicata la versione italiana del libro di Debra Carter, curata Silvia Mazzoni, "Coordinazione Genitoriale, una guida pratica per i professionisti del diritto di famiglia", edito da Franco Angeli.
Il libro spazia dalle competenze che un Coordinatore Genitoriale (CG) dovrebbe possedere, alle procedure di coordinazione, alle strategie per dirimere i conflitti.
 
Detto intervento di coordinazione, però, non è recepito come qualcosa da attivare prima che il conflitto finisca in tribunale, quanto, piuttosto, come azione che i CTU (o, meglio, i Giudici) possano prescrivere in sede civile.
 
Di fatto, la prescrizione del CG è già prassi in diversi tribunali (Pavia, Milano, Civitavecchia, Mantova ed ora anche Roma, anche se con il nome di Supervisore Genitoriale).
 
Le reazioni a questa soluzione, sono state diverse. Molti giuristi e psicologi sono entusiasti dell'introduzione di una sorta di "tutor" personale per i genitori. Di fatto, i servizi sociali hanno grossi limiti e spesso scarse disponibilità di personale da dedicare alle esigenze delle famiglie in difficoltà.
 
E se i Servizi Sociali hanno già questi problemi, ancora meno potrebbero offrire un servizio personalizzato e costante nel tempo, come quello del Coordinatore Genitoriale.
Altri professionisti che si occupano a vario titolo dei conflitti genitoriali, invece, hanno sottolineato le criticità di questa figura professionale, come lo Psicologo, Psicoterapeuta e Criminologo Marco Pingitore che ha elencato [1] alcune problematiche.
 
Secondo Pingitore, infatti, la figura del CG in Italia non solo non è normata, ma non è nemmeno definita. In teoria dovrebbe essere riconosciuta agli psicologi che si occupano di Psicologia Giuridica, ma anche gli Assistenti Sociali o gli educatori rivendicano questa possibilità.
 
Di sicuro, è un privato che si trova in una situazione particolare: da una parte, deve agire come privato, quindi come se fosse stato scelto liberamente dai genitori; dall'altra, si ritrova ad essere nominato dal Tribunale e a questi deve relazionare sull'andamento dell'impegno genitoriale, così come fanno già i Servizi Sociali.
 
Esistono però delle linee guida relative alle competenze e al lavoro del CG, redatte dall'AFCC (Association of Family and Conciliation Courts), tradotte ed adattate al contesto italiano dalla Dott.ssa Claudia Piccinelli, psicologa presso centro il GeA, Genitori Ancora, del Comune di Milano.
 
Possiamo indicare[2] le sue mansioni:
 
- monitorare l’andamento dei rapporti genitori/figli, fornendo le opportune indicazioni eventualmente correttive dei comportamenti disfunzionali dei genitori, intervenendo a sostegno di essi in funzione di mediazione;
- coadiuvare i genitori nelle scelte formative dei figli;
- coordinarsi nella relazione informativa sull’attività svolta, da trasmettere al Giudice Tutelare.
 
L'azione del CG, infatti, è sia psicologica che educativa e si differenzia nettamente dal compito del Mediatore Familiare (MF). Mentre nella MF si punta ad accordi di tipo organizzativo (figli, la casa, ecc...) ed economico per dirimere le controversie che portano al conflitto, nella CG si effettua un controllo (tutoring) e una azione di potenziamento delle competenze genitoriali, oltre che lavorare sul mero conflitto.
 
Inoltre, il Mediatore Familiare interviene prima, durante e, comunque, al posto del procedimento giuridico (si arriva persino a sospendere la causa se vi è una volontà di mediazione), mentre il Coordinatore Genitoriale interviene su chiamata del CTU, quindi dopo che il tribunale è intervenuto.
 
Resta quindi da vedere come andranno le sperimentazioni che stanno avviando i diversi tribunali italiani per sapere se questa figura professionale "ibrida" possa realmente aiutare i genitori a non lasciarsi trascinare dalle emozioni negative del conflitto, tutelando così i loro figli.
 
Per informazioni sul servizio di Coordinazione/Supervisione Genitoriale della Dottoressa Anna Patrizia Guarino, verificare le caratteristiche del servizio o scrivere a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
 
 
 
[1] https://www.psicologiagiuridica.eu/10-domande-sul-coordinatore-genitoriale/2017/12/01/
[2] Tratto dalla sentenza del 5 Maggio 2017 del Tribunale di Mantova, Sez.I.
 

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Dott.ssa Anna Patrizia Guarino, Psicologa e CTP iscritta all'Ordine degli Psicologi del Lazio. Si occupa di:

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Si occupa in particolare di affidamento, genitorialità, credibilità clinica e capacità di rendere testimonianza, test psicologici e psicodiagnosi per collaborazioni con CTU. Riceve solo per appuntamento online (Skype/Psicologionline.net) o c/o gli studi di:

 
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